La festa dei morti in 2F

Alla scoperta delle antiche tradizioni siciliane

Le lezioni di Italiano nella 2F della secondaria di primo grado hanno avuto il sapore dolce della martorana nei giorni antecedenti il ponte di Ognissanti. Infatti i ragazzi, insieme alla prof.ssa di Lettere G. Notarbartolo e alla prof.ssa A. Cosenza, sono andati alla scoperta delle antiche tradizioni siciliane riguardanti la cosiddetta “Festa dei Morti” a Palermo.

«Se si parla di MORTI perché si dice FESTA?» chiede Flavio. La risposta è da ricercare nel rapporto che i siciliani hanno con la morte, che è ben diverso da quello macabro di Halloween.

In Sicilia la commemorazione dei Defunti ha valore educativo, serve a scacciare la paura verso il mondo dei morti: ai bambini si dice che i morti vogliono loro bene (sono nonni, zii, antenati che non sono più fra noi), quindi non devono aver timore, infatti, essi portano in dono quello che di più bello può desiderare un bambino: giocattoli e dolci. È un modo per ricordare il caro estinto ed educare le giovani generazioni al culto dei morti.

Ed è così che in classe si è parlato di come, fino a qualche generazione fa, la mattina del 2 novembre, prima di andare al cimitero, i bambini cercavano per casa i regali lasciati di notte dai morti, trovando non solo giocattoli ma anche “u cannistru” ricco di martorana, frutta secca e colorate “pupaccene” di zucchero; finita la “caccia al tesoro” si poteva fare colazione con la tradizionale “moffoletta”, pagnotta condita con olio, sale, pepe e acciughe.

I ragazzi hanno anche scoperto che questa antica tradizione risale addirittura a riti pagani che poi sono confluiti in riti religiosi cristiani e hanno poi indagato su come i loro genitori e i loro nonni trascorrevano la “festa dei morti” facendo delle interviste che hanno rivelato usanze e desideri esauditi e non.

Infine, per concludere le lezioni in dolcezza ragazzi e professori hanno realizzato insieme “u cannistru” portando i tetù (biscotti tradizionali della festa) e la martorana tra l’entusiasmo generale, tanta acquolina e la consapevolezza che le antiche tradizioni siciliane vanno perpetuate perché facenti parte della nostra cultura.